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domenica 20 novembre 2011

Nel Cielo di Mercurio

domenica, 23 dicembre 2007

Nel Cielo di Mercurio


Botticelli, Dante e Beatrice nel Cielo di Mercurio
Questa picciola stella si correda
    d’i buoni spirti che son stati attivi
    perché onore e fama li succeda:                 114 
e quando li disiri poggian quivi,
   sì disvïando, pur convien che i raggi
   del vero amore in sù poggin men vivi.            117  
Ma nel commensurar d’i nostri gaggi
   col merto è parte di nostra letizia,
   perché non li vedem minor né maggi.             120  
Quindi addolcisce la viva giustizia
   in noi l’affetto sì, che non si puote
   torcer già mai ad alcuna nequizia.                 123  
Diverse voci fanno dolci note;
   così diversi scanni in nostra vita
   rendon dolce armonia tra queste rote.           126 
Dante Alighieri, Paradiso, VI
Giustiniano dice a Dante che Mercurio è la più piccola stella del cielo. Vi si trovano le anime beate di coloro che si dedicarono a ottener fama onorata tra gli uomini, affievolendo di necessità l'amore per Dio. Tommaso d'Aquino considerava il desiderio di gloria umana come peccato veniale, purché avesse come scopo il bene del prossimo e non intaccasse la caritas.
E l'armonia è il frutto del sentimento di perfetta giustizia nella corrispondenza tra merito e premio. Come voci diverse producono dolcissime note, così i diversi gradi di beatitudine creano la dolce armonia delle anime elette.

Nel Cielo della Luna

domenica, 02 dicembre 2007


Nel Cielo della Luna


Botticelli, Dante e Beatrice nel Cielo della Luna
*
Lo moto e la virtù d'i santi giri,
come dal fabbro l'arte del martello,
da' beati motor convien che spiri;               129

e 'l ciel cui tanti lumi fanno bello,
de la mente profonda che lui volve
prende l'image e fassene suggello.                132

E come l'alma dentro a vostra polve
per differenti membra e conformate
a diverse potenze si risolve,                        135

così l'intelligenza sua bontate
multiplicata per le stelle spiega,
girando sé sovra sua unitate.                        138

Dante Alighieri, Paradiso, II

Armonia secondo Filolao

martedì, 18 settembre 2007

Armonia
secondo Filolao di Crotone (o di Taranto?)

Escher_Cortecce concentriche_xilografia_1953


"Intorno a natura ed armonia le cose stanno così: la sostanza delle cose, che è eterna, e la natura stessa, richiedono una conoscenza divina, non umana; oltre che poi sarebbe impossibile che alcuna delle cose esistenti diventasse da noi conosciuta, se non avesse a fondamento la sostanza delle cose che formano il cosmo, cioè delle terminanti e delle interminate. Ma poiché i principii erano essenzialmente non simili fra loro né omogenei, sarebbe stato impossibile creare con essi un cosmo, se non fosse intervenuta armonia, comunque ella abbia avuto origine. E certo le cose simili e le omogenee non avrebbero avuto alcun bisogno di armonia; bensì le dissimili e le eterogenee o di serie diversa hanno bisogno di essere collegate da un tal genere di armonia, per la quale possano restare unite in cosmo."

*
E' estasiante questo ragionamento che un po' si avviluppa su se stesso e si avvita in idee concentriche simili all'idea di cosmo che tenta di enucleare come da profondità abissalmente remote. Se solo una mente divina può comprendere l'essenza della natura, la mente umana può solo cogliere l'evidenza delle cose in virtù degli elementi che le rendono conoscibili. La conoscenza, quindi, è nelle cose stesse che formano il cosmo, e l'armonia, "comunque ella abbia avuto origine", è ciò che rende possibile la composizione mutevole di cose esse stesse mutevoli nel loro attuarsi.

Per assonanza ricordo Dante che a Beatrice fa dire: «Le cose tutte quante /
hanno ordine tra loro, e questo è forma / che l'universo a Dio fa simigliante». [Paradiso, I, 103-105]
* 
Testo da: Pitagorici. Testimonianze e frammenti, La Nuova Italia, Firenze, pagg. 203-207

sabato 19 novembre 2011

La Musica delle Sfere nel Mondo di Dante



La Musica delle Sfere nel Mondo di Dante


Sistema Tolemaico

Il sistema tolemaico da Harmonia macrocosmica di Andreas Cellarius, 1661

La gloria di colui che tutto move
per l'universo penetra, e risplende
in una parte più e meno altrove.                3
Nel ciel che più de la sua luce prende
fu' io, e vidi cose che ridire
né sa né può chi di là sù discende;             6
perché appressando sé al suo disire,
nostro intelletto si profonda tanto,
che dietro la memoria non può ire.             9


Dante Alighieri, La Divina Commedia,Paradiso,I, 1-9


Quando la rota che tu sempiterni
desiderato, a sé mi fece atteso
con l'armonia che temperi e discerni,         78
parvemi tanto allor del cielo acceso
de la fiamma del sol, che pioggia o fiume
lago non fece alcun tanto disteso.             81
La novità del suono e 'l grande lume
di lor cagion m'accesero un disio
mai non sentito di cotanto acume.             84


Dante Alighieri, La Divina Commedia,Paradiso,I, 76-84
così fui sanza lagrime e sospiri
anzi 'l cantar di quei che notan sempre
dietro a le note de li etterni giri;              93


Dante Alighieri, La Divina Commedia, Purgatorio,XXX, 91-93



Comincio da Dante Alighieri e dalla sua visione dell' universo come una serie di sfere concentriche. 
Il Paradiso ha la configurazione del cosmo di Tolomeo, un universo chiuso, nove cieli dal moto perenne compresi nell' ultimo immobile.

Là, nell' Empireo, il Dio di Dante accorda e distribuisce i suoni delle sfere creando la sublime eterna armonia.

E' l'armonia delle sfere della scuola pitagorica, di Platone, di Cicerone e di altri filosofi e scienziati.

Ma già nel Purgatorio (canto XXX) Dante accenna agli angeli che cantano ("notan") sempre accordandosi all'armonia delle sfere celesti, "li etterni giri", i cieli che eternamente ruotano.